Stage SSPSS 2016

Riflessioni degli studenti al ritorno dalla settima edizione dello Stage all’estero.

Caterina

È difficile trovare le parole per descrivere le emozioni provate durante questo mese passato nello Sri Lanka. Grazie a questa esperienza ho potuto conoscere un modo di vivere pienamente diverso: senza fretta o stress, parole che da noi sono all’ordine del giorno. Ho imparato a vivere le situazioni appieno, a gustarmi i momenti e affrontarli senza avere un programma definito. In un primo momento è stato difficile abituarsi a ciò, visto che da noi le giornate sono pianificate secondo regole ed orari stabiliti.

Grazie alle riunioni con il gruppo e le docenti che hanno preceduto la partenza, mi sono potuta preparare culturalmente e mentalmente alla realtà del paese in cui stavamo partendo.

Bisogna dire che quest’esperienza di volontariato è trascorsa senza problemi grazie anche al gruppo con cui sono partita e soprattutto grazie al sostegno delle persone che ci hanno accolto nello Sri Lanka. Tutti pronti a braccia aperte e con il sorriso sulle labbra, sempre disposti a parlarci del loro paese e di come migliorare il nostro lavoro.

Non potrò mai dimenticare questa straordinaria esperienza che mi ha fatta crescere.
Ayubowan!

Eleonora

Questa esperienza mi ha resa una persona diversa, mi ha aperto gli occhi su molte cose, ha risposto a domande che mi ponevo da molto tempo e dall’altra parte ne ha create di nuove, come ad esempio: com’è possibile che in un paese con così poche risorse e dalle molteplici culture, si riesca a vivere armoniosamente (in base a ciò che ho visto) ed essere solidali gli uno con gli altri? In seguito mi sono chiesta: perché da noi è così difficile? La conclusione che ho raggiunto è di quanto poco contano i beni materiali per raggiungere la felicità.

Mi ritengo soddisfatta e fortunata d’aver avuto l’opportunità di vivere questa esperienza. Sono dell’idea che tutti dovrebbero fare qualcosa di questo tipo, soprattutto persone con la mia stessa cultura occidentale in quanto permette di riflettere su ciò che conta davvero nella vita.
Io ho capito, grazie a ciò che ho visto e conosciuto, che tante volte dovremmo accontentarci di ciò che abbiamo e condividerlo con gli altri senza pensare esclusivamente a noi stessi. Mi sono accorta di quanto sia vivo questo luogo, questa cultura. Lì le persone non perderanno mai l’occasione di salutarti o ogni giorno trasmetterti serenità con un semplice sorriso.

Penso che una delle cose principali che mi porterò dentro è la forza che un sorriso sincero ti può dare, poco importa il motivo che lo fa esprimere, sarà lui a farti sentire accettato e parte del mondo. Per me è stato un grande insegnamento, soprattutto perché avevo bisogno di ritrovare una serenità così viva e sincera. Infine penso che se tutti noi ci impegnassimo a sorridere sinceramente alle persone che incontriamo, riusciremmo ad affrontare le giornate con uno sguardo più empatico e rispettoso.

Enia

Non riesco a trovare parole per definire com’è stata questa esperienza poiché utilizzare aggettivi come “bello”, “meraviglioso”, “stupendo” sarebbero banali e superficiali. Una volta atterrati nello Sri Lanka, dentro di me è iniziato un processo di coinvolgimento molto forte per tutto ciò che avevo attorno (natura, persone, cibo, lingua, odore, rumore) e che ha creato molte emozioni, tra le quali alcune mai provate prima.  Grazie a questa esperienza mi sono sentita parte del mondo, mondo che prima di questo viaggio ero limitata a vederlo solo in fotografia o alla televisione.

Durante il nostro soggiorno ho potuto assaporare un ritmo di vita differente dal nostro che insieme all’atteggiamento cordiale, allegro e sorridente delle persone locali, mi ha portato ad avere più serenità, spensieratezza e voglia di vivere. Un altro insegnamento che ricavo da questa esperienza è la flessibilità ovvero saper progettare e organizzare incontri ed essere poi in grado di rivoluzionarli all’ultimo minuto. Vedere che posso adattarmi a qualsiasi situazione in base alle necessità o agli imprevisti, mi rende sicura. Cercherò di portare sempre con me ciò che questa esperienza mi ha potuto regalare nella speranza di riuscire a offrire questi insegnamenti e doni anche agli altri.

Per terminare ci tengo a ringraziare molto le professoresse Antonella Trabattoni e Katia Papa per credere immensamente in questo progetto e per portarlo avanti con grinta e determinazione.

Inti

Dopo aver trascorso un’esperienza del genere, aiutando direttamente dei bambini e conoscendo delle persone meravigliose, è difficile rispondere alla domanda “Cosa ti ha lasciato questa esperienza?”. E’ difficile e complesso perché questo mese è stato così intenso di avvenimenti e di emozioni. Sento di aver dato qualcosa di mio alle persone che abbiamo incontrato e quindi conosciuto, instaurando un rapporto più o meno significativo, e di certo anche loro mi hanno dato qualcosa, qualcosa di straordinario sia a livello spirituale che sociale: mi hanno insegnato innanzitutto a sorridere, e sembrerebbe banale, ma è una delle cose più belle e sane da fare.

Lo Sri Lanka, un paese straordinario, sommerso dalla natura selvaggia ed imponente, pieno di colori, odori e allegria; è inimmaginabile che funzioni con tutto il suo caos per le strade e tra le persone, è pazzesco che riesca a far funzionare il tutto nel suo disordine. Lì niente si ferma per qualcuno o per qualcosa, tutto va avanti e funziona nella sua semplicità e trasparenza.
I bambini erano meravigliosi, i loro occhi grandi e luminosi ti guardano e pian piano un grande sorriso illumina il loro viso e pian piano anche il tuo s’illumina. Bambini che hanno voglia di giocare con qualsiasi cosa, con la palla, con un tappo di sughero, sullo scivolo arrugginito in cortile, ed hanno voglia d’imparare qualche cosa in più; bambini affettuosi, sani, selvaggi e puri.
Inconsapevolmente sono sicuramente cresciuta molto, questa esperienza mi ha insegnato a vedere il mondo con occhi diversi, a essere più semplice e trasparente.

Ho imparato a sapermi arrangiare nelle situazioni più difficili, sapendo anche chiedere aiuto a persone esterne. Ho capito che in realtà una lingua sconosciuta non ostacola alcuna comunicazione e relazione, anzi la rafforza perché bisogna impegnarsi per rendere possibile la comunicazione.
Soprattutto ho imparato che non bisogna aspettarsi niente ma lasciarsi sorprendere ed essere elastici. Non serve a niente discutere perdendo tempo ma bisogna semplicemente adattarsi e cambiare programma, scegliendo la variante B (o C e D).

Prima di partire abbiamo partecipato a diverse riunioni di preparazione allo scopo di conoscere il nuovo paese e la sua cultura, preparare i materiali, le schede per le lezioni d’inglese, matematica, prevenzione ed igiene. Un lavoro molto impegnativo e talvolta anche faticoso che è continuato anche nello Sri Lanka, la sera o nel tempo libero. Solamente quando abbiamo dovuto insegnare ai diversi gruppi di bambini e ragazzi ho capito la vera importanza di tutta questa preparazione che ha reso il nostro lavoro efficace e piacevole.
Tutti questi insegnamenti li conserverò come tesori.

Ringrazio innanzitutto le due docenti responsabili del progetto per avermi dato l’opportunità di vivere questa esperienza meravigliosa.
Ringrazio anche i miei compagni di viaggio che hanno reso tutto ciò che abbiamo vissuto ancora più bello e intenso.
Ringrazio le persone incontrate in questo viaggio per avermi insegnato altri metodi per vedere la vita.
Ringrazio il grande Sri Lanka che ci ha ospitato nel suo furore e calore (in tutti i sensi) e mi ha fatto sentire a casa.
Ringrazio infine tutte le persone che mi hanno sostenuta direttamente e indirettamente in questa vera lezione di vita.
In conclusione, per rispondere alla domanda iniziale, questa esperienza mi ha lasciato tanta voglia di ripartire per un’altra esperienza.

Oh alele!

Paula

In un primo momento, tornare dallo Sri Lanka, per me ha significato accorgermi che non si trattava più di doversi esprimere a gesti improvvisati e in un inglese adattato al posto o che non avremmo più dovuto pensare al caldo talvolta asfissiante o all’acqua che va bevuta solo in bottiglia.  Arrivati all’aeroporto di Malpensa, per la prima volta dopo un mese, abbiamo parlato italiano con altre persone. Non nego che per i primi cinque minuti è stato sollevante, in seguito avrei volentieri riposato un attimo per poi imbarcarmi in un altro volo di ritorno nello Sri Lanka.

Sono tante cose che un mese di permanenza in un luogo completamente differente dal nostro nella sua cultura e nei suoi usi mi ha lasciato. Soltanto verso la fine mi sono accorta dell’immenso lavoro che il mio corpo ha impiegato per adattarsi ed è allora che un mese mi è sembrato una vita trascorsa in quel villaggio attorniato dalla giungla. La cordialità e l’umiltà sono valori che sicuramente troviamo anche alle nostre altitudini ma che le persone del posto mi hanno trasmesso ogni volta che abbiamo avuto modo di scambiare qualche parola. Mi è stato dimostrato come questi valori possano essere realmente integrati nella quotidianità di ciascuno di noi; penso che assumendo un atteggiamento, un modo di vivere simile, molti problemi della nostra realtà piccola e nostrana verrebbero se non risolti, almeno considerati con occhi diversi. È così che sono tornata, con occhi diversi e con la voglia di condividere l’energia e la connessione che ho sentito con le persone e la natura dello Sri Lanka.

Mi considero una persona sensibile alla situazione sociale attuale e per quanto questo mondo troppo spesso si dimostri misero di etica, mi sono dovuta ricredere sulla bontà che l’essere umano può dimostrare. Quanti sorrisi e quanta bellezza ho trovato aldilà delle nostre montagne.

Walid

Sento che quest’esperienza ha cambiato diverse cose in me. Dopo aver passato un mese nello Sri Lanka, mi sono reso conto di quanto può essere variato il mondo. L’impatto con una natura completamente diversa, con una cultura differente, con un modo di vivere la vita diverso, ha fatto nascere in me la voglia di viaggiare, di conoscere il mondo, di vedere realtà che mi sono estranee. In questo paese ho conosciuto persone che mi hanno dato tanto, mi hanno mostrato quanto basti poco per essere felici e quanto basti poco per rendere felici gli altri. La natura che sovrasta questo paese mi ha insegnato quanto è importante e presente la diversità tra gli esseri viventi, piante, animali, persone. La cultura con la quale sono stato confrontato in questo mese ha suscitato una curiosità nel voler comprendere i comportamenti, le usanze, le differenze che diversificano il nostro pianeta. Sono rimasto affascinato da questo mondo così caotico rispetto al nostro, così diversamente organizzato, ma allo stesso tempo così rispettoso delle persone e così felice di fronte a molte difficoltà.

La convivenza così prolungata con altre persone ha fatto si che abbia conosciuto lati di me di cui non sapevo l’esistenza, ho imparato a rispettare maggiormente gli altri e a vedere con occhi diversi certe situazioni. Sento che questa esperienza ha acceso in me diversi input che dovrò elaborare e portare avanti nel mio futuro, allo scopo di crescere come persona, sviluppare una maturità di pensiero e di filosofia di vita che possano rendermi felice.

L’impatto al rientro è stato molto duro, tornare alla nostra realtà dopo aver vissuto un’esperienza del genere non è evidente. Sorgono molti punti interrogativi rispetto alla nostra società, al modo che abbiamo di vivere, a ciò che ci rende felici e a molte altre cose. L’importante credo sia assorbire quanto più possibile le esperienze vissute durante il viaggio e farle uscire nel momento in cui cerchiamo di tornare alla nostra vita di sempre, così da poter cambiare quelle cose che ci appaiono stonate rispetto alla nostra persona.